Stefania Minzoni

Stefania Minzoni Fotografia e Pittura - Pittura e Fotografia

Ogni volta che penso di pubblicare, c’è qualcosa che mi distrae o mi allontana dal farlo. Sarà che c’è troppo di tutto, ...
15/01/2026

Ogni volta che penso di pubblicare, c’è qualcosa che mi distrae o mi allontana dal farlo.
Sarà che c’è troppo di tutto, sarà che tutto è troppo.
Sarà che stare qui è come indossare scarpe troppo grandi. Scarpe che scivolano sul pavimento storcendoti i piedi (si, come in quei “funny” video dove poveri passanti soccombono al gelo invernale che ricopre l’asfalto).
Sarà che con tutto sto scivolare la direzione che prendi non è quella che prenderesti se le scarpe fossero giuste, se non scivolassi.
Sarà che nel troppo di tutto, tutto è davvero troppo e se ne perde il senso.
Sarà che c’è tanto, nel mondo, che toglie parole. Forze. Intenzioni. Pensieri altri.
Ma come si fa, mi chiedo io.
Come si fa a pensare al sé mentre l’umanità, al di fuori, è ormai sull’orlo del baratro?
Alle volte vorrei un ego smisurato, che mi facesse andare oltre. Chiudere gli occhi. Ma la maggior parte delle volte no.
E per fortuna! mi viene da dire.

Lei è Sabrina , cantante e insegnante di canto. Lei un "certo" ego sicuramente ce l’ha, ma nobile e onesto visto il suo enorme talento.

Alessandra – la linea sottile.Poi c’è la forma.Geometria che governa il mondo.E’ ciò che assegna un’identità a ciò che v...
22/12/2021

Alessandra – la linea sottile.

Poi c’è la forma.
Geometria che governa il mondo.
E’ ciò che assegna un’identità a ciò che vediamo o che sentiamo e ne legittima un’attitudine o una caratteristica: un suono “sottile”, un aroma “rotondo”… Ogni senso, per comprendere l’intorno, lo traduce in schema visivo. Perché senza paragone siamo perduti, chi può cogliere ciò che mai s’è visto? Ma è questo limite la vera ricchezza, perché spinge a trasformare ambienti, oggetti, volti… la mente li smembra per ricomporli in qualcosa di più semplice e riconoscibile, che li accomuna tutti. Così cani, uomini, case, cose, finiscono per assomigliarsi.
Io, per esempio, do sempre una forma alle persone; lo faccio in automatico appena le vedo. C’è chi è rotondo, triangolare o quadrato… c’è pure chi sembra un trapezio o chi, ancora più affascinante, ricorda ribelli poligoni irregolari.
Anche ad Alessandra ho dato una forma. Ai miei occhi è una linea verticale, la più sottile. Ad ogni passo si flette appena, leggera e soave nello spazio. Così minuta, così perfetta nella sua semplicità, così fine da non percepirne l’ingombro. Scevra di belletto o di inutili orpelli. Non posso davvero non ammirarne la noncuranza con la quale sembra ignorare la forza di gravità. Alessandra è una linea verticale, la più sottile, la più elegante… impossibile non notarla.

30/04/2021

DONNE & ARTE: FOTOGRAFIAQuesto mese dialoghiamo con Stefania Minzoni, classe 1981, veneta d’origine, itinerante per natura. Ha ricevuto importanti premi e ri...

28/04/2021

Sara' il periodo storico stravagante che stiamo vivendo o forse il rintocco del mio 40esimo anno di vita su questa terra ... Fatto sta che prima o dopo arriva il momento in cui ti fermi, ci pensi un attimo (o fingi di pensare travestendo uno standby da riflessione) e ti giri un istante a guardare la strada fatta fino ad ora per giungere dove sei ... Ecco giovedì 29 Aprile alle 18.00 ripercorrerò la galoppata forsennata dei miei ultimi/primi 20 anni di vita professionale... ne parlerò in diretta con Marzia Gorini , onoratissima di fare parte del suo progetto "Power of women"... se vorrete ridere con me del mio accento Veneto bastardato Friulano (dicono che assorbire gli accenti sia sinonimo d'intelligenza😎) vi aspetto domani... Alle 18.00.. in diretta ... cioè io... In diretta... Hahaha ... Dai é imperdibile!

Sara (scent of a Woman)Quando penso a Sara mi viene spontaneo un sorrisetto ieratico, di quelli laterali; quando un ango...
08/10/2020

Sara (scent of a Woman)

Quando penso a Sara mi viene spontaneo un sorrisetto ieratico, di quelli laterali; quando un angolo della bocca mi si solleva appena (solo da un lato) e uno sguardo da Charles Bronson s’impossessa dei miei lineamenti. No Sara non mi fa ridere. Il mio sorriso non è figlio della sua comicità. Perché lei è tutto fuorché buffa. Del resto ci sono sorrisi e sorrisi… Quelli alla Charles Bronson vanno molto più a fondo. Emergono piano piano dal ragionamento, dall’osservazione attenta, dall’analisi e dall’eureka vittorioso quando si arriva finalmente alla soluzione di un quesito complesso; un enigma al quale di norma si risponde con “non so dirti.. ha quel nonsoché”. Dietro al mio sorrisetto c’è tutta la ricerca per giungere alla comprensione; perché Sara ha in sé una caratteristica prettamente femminile a me piuttosto estranea (sigh), che mi ha sempre colpito, incuriosito, divertito.
Sara ha in sé, innato, il gioco della seduzione. Senza artificio né costruzione a tavolino. Senza eccessi né elucubrazioni per ottenere vantaggi.
Basta un movimento, uno sguardo, un cenno del capo, la sola sua presenza.
S’impone con deliziosa sfrontatezza… sfacciata, ammiccante, gattosa e biricchina. Non gatta morta, sia ben chiaro, lei è vivissima altro che morta! E trasuda una leggera e briosa frivolezza frutto però di intelligenza arguta. Sara è femmina e lo sa. E quando passa non puoi non seguirne il profumo.
Ma… in questa foto, in questo sguardo, io vedo la donna. Quella tosta, consapevole, profonda senza la quale la “femmina” perderebbe il suo potere … senza la quale la “femmina” non lascerebbe la scia.

Vedendo l'enorme attività social (degli altri ovviamente, io non ce la posso fare)é evidente come comunicare sia un'esig...
20/03/2020

Vedendo l'enorme attività social (degli altri ovviamente, io non ce la posso fare)é evidente come comunicare sia un'esigenza talmente forte da abbattere qualsiasi barriera di isolamento obbligato o meno.Meraviglioso no? Bene!Allora oggi vi racconto di quella volta che mi sono sentita un rifiuto organico.Cosa c'entra?C'entra, c'entra!Perché da allora ho capito il reale valore dello scambio verbale tra le persone.Ebbene il fatto risale a qualche mese fa, quando tutto scorreva veloce e indifferente nella normalità quotidiana.Avevo appena tracannato con sommo gaudio un taglio di quelli buoni, in un locale a Udine ed ero in procinto di alzarmi e andare a pagare.In quel mentre una signora si avvicina al mio tavolo e con tono dimesso chiede di potersi sedere per fare due chiacchiere. Sorpresa dalla richiesta mi sono scusata dicendo che stavamo andando via e lei, occhi a terra, si é rivolta al tavolo affianco.Lì c'erano due ragazze che bruscamente l'hanno allontanata con la scusa di dover parlare tra loro.É intervenuto poi il proprietario che ha fatto sedere la signora, da sola, in un tavolo libero.Mossa da un terribile attacco di crocerossinismo acuto,mi sono avvicinata a lei assicurandole compagnia la prossima volta che ci saremmo incontrate.Per tutta risposta lei ha alzato lo sguardo e mi ha detto:é proprio vero,chiedere di parlare con qualcuno é come chiedere l'elemosina.Mi sono istantaneamente pietrificata.Il mio gesto apparentemente gentile si é rivelato il peggiore di ogni altro. Perché lei non aveva bisogno della mia pietà.Lei voleva solo chiacchierare.Condividere un momento con qualcuno.Sono uscita dal locale con le orecchie più basse della storia e una nuova lezione in saccoccia.Ora Immaginiamo di vivere questo momento storico senza telefono, senza internet, senza contatto alcuno.Soli.Ma SOLI davvero.Mi chiedo ..quanto arriveremmo a pagare pur di scambiare due parole? Di certo ben più di qualche euro lasciato cadere nel piattino dell' elemosina.

Olga - il punto limitrofoCredo ci sia un unico filo infinito che ci lega tutti. Nel muoversi nello spazio si contorce e ...
27/02/2020

Olga - il punto limitrofo
Credo ci sia un unico filo infinito che ci lega tutti. Nel muoversi nello spazio si contorce e si ripiega su se stesso tanto da incrociarsi in una rete dalle maglie f***e e irregolari. Ognuno di noi si trova in un punto preciso di quella rete ed è connesso ad altrettanti precisi punti limitrofi della stessa. ovviamente ad ognuno corrisponde un individuo. Ma qui finisce il caso. C’è una ragione se ci troviamo in quel punto preciso che interseca altri punti precisi. La cosa interessante è che questa benedetta rete è in continuo movimento e aggiunge maglie in un perpetuo incrociarsi verticale, orizzontale, obliquo, in tutte le direzioni (e dimensioni) creando angoli e geometrie sempre diversi. Alle volte si stonda perché dove CI incontra trova opposizione… la NOSTRA opposizione. Noi vogliamo decidere e non lasciare al fato il nostro procedere. Ahinoi!! Volente o nolente, per quanto stondiamo la faccenda, è la rete che ci congiunge gli uni agli altri e possiamo deformarla quanto vogliamo ma ci troveremo intersecati sempre con chi ha deciso il nostro acrobatico filo. Il perchè di tutto questo é semplice: CI SERVE. Il legame tra i punti limitrofi è certo e proficuo, il filo lo sa. Ognuno serve all’altro per ampliare il proprio punto di vista, evolversi, crescere, dare e ricevere ispirazione, comprendere errori e risolversi. Mi capita spesso nel marasma umano di ogni giorno di individuare a prima vista il mio nuovo punto limitrofo. Mi è successo anche con Olga. Aldilà delle ragioni che c’hanno portato ad incontrarci, ho avvertito subito l’intesa. Olga è spontanea, gioiosa, entusiasta, sorridente, briosa. S’impone nello spazio con la sua impetuosa effervescenza. Lei non stonda la rete, lascia che i punti vengano a lei. Con naturalezza. Con leggerezza. Trae il meglio da ciò che le arriva. Non muta se stessa né si adatta agli incroci. Passa e assorbe tutto ciò che può, gioca a carte scoperte mostrandosi in modo puro, sincero, senza vergogna. NON TEME I GIUDIZI, non si maschera dietro perbenismi e non nasconde difetti e debolezze. Con questo non voglio dire che sia perfetta e abbia la verità in mano, ma di certo sa come muoversi nell’eterna ricerca di sé. Ritengo Olga uno dei miei punti limitrofi più proficui per capire gli altri, per capire i limiti che ci siamo autoimposti e superarli (e detta tra noi, è matta come un cavallo! Cosa che, ai miei occhi, la rende di una simpatia unica).

-Jaelle - Ecco. Le origini dei misteriosi segni scovati da Dmitriy Dey tramite google maps, nella regione del Turgai (no...
30/01/2020

-Jaelle -
Ecco. Le origini dei misteriosi segni scovati da Dmitriy Dey tramite google maps, nella regione del Turgai (nord del Kazakistan), continuano a rimanere un mistero per me. Infatti non mi sono unita agli archeologi e scienziati che operosi si stanno sfracellando le meningi anche solo per collocarli a livello temporale. Pare possano risalire al Neolitico ma la faccenda non ha ancora solide prove scientifiche… quindi, visti i risultati degli studi, anche qualora avessi abbandonato le terre friulane per la steppa kazaka, starei ancora lì a guardarmi in giro con perplessità (come John Travolta nella famosa meme che imperversava qualche anno fa sul web). Chiarito questo punto ora mi tocca giustificare la mia lunga assenza-social; mi piacerebbe potervi dire che, presa da un raptus, ho comprato un catamarano, buttato via cellulare, documenti, vestiti e qualsivoglia bene materiale per ritrovarmi a girare il mondo inseguendo l’estate e vivendo di pesca e frutta esotica (aaaahhhhhh). E invece … sto mazzo! Ho lavorato. Punto. Ricordandomi ogni tanto di nutrirmi e soddisfare i miei bisogni fisiologici. Tanto di cappello a chi riesce a gestire i social in periodi così intensi. Io proprio non ce la faccio e questa volta la pigrizia non c’entra. Infatti oggi, primo giorno “quasi” tranquillo del mese, sono qui. E non senza sforzo dato che vorrei essere sul catamarano selvatica, abbronzata e unta di salso (aaahhhhhh). Detto ciò, veniamo a noi! Per ora il mio 2020 è stato esclusivamente incentrato sul lavoro, ergo, oggi pubblico questo ritratto scattato durante il secondo servizio di questo mese, tra un cambio d'abito e l'altro. Lei è Jaelle, illuminata da un raggio di sole che filtrava da una finestra. E le pantere MUTE.

Isabel - la spontaneità fragorosaSarà la genetica, sarà l'indomabile tempra ispanica o forse il vivido sole valenciano c...
12/12/2019

Isabel - la spontaneità fragorosa

Sarà la genetica, sarà l'indomabile tempra ispanica o forse il vivido sole valenciano che increspa l’aria e colora le case, le strade, la pelle, i pensieri…sarà! Quel che è certo è che non ho mai conosciuto una persona più chiassosa di Isabel.
Un vulcano sopito che si desta in una notte limpida e asciutta; lo senti partire dal fondo, il rumore… dalla tromba delle scale. Un lontano e sordo rimbombo che si fa via via più vicino. Nasce dal corpo, dai movimenti e si spinge sempre più su fino alla gola per eruttare poi in un vociare acuto e squillante che ti rifila un colpo secco al centro del cranio.Non puoi evitare di stringere gli occhi e arricciare il naso, quasi avessi colpito lo scolapiatti con la testa mentre assorto sciacquavi i bicchieri. Paragonabile è anche l’espressione di stupore che ne consegue (cosa ci fa uno scolapiatti sopra il lavello della cucina? eh? che è uguale a: come possono uscire tali decibel da questa creaturina? eh?) Ecco Isabel mi provocava questo effetto e nel pensare a lei non posso esimermi dall'associarla a vulcani in eruzione e infidi scolapiatti. Ammetto però di soffrire di una certa intolleranza ai suoni troppo forti, quindi le mie reazioni così estreme dipendono molto da questo mio difetto di fabbrica. Ciò non toglie il fatto che Isabel facesse comunque e sempre un casino formidabile. La sua allegria esplosiva scoppiettava in ogni dove: nella sua camera da letto, in cucina, per strada, nei locali la sera. Sapevi sempre dove trovarla. si sentiva da lontano. Molto lontano. Per lei era FESTA. SEMPRE. Se la compagnia osava sopirsi dopo qualche bicchiere, lei risollevava le sorti esplodendo in qualche uscita teatrale o trascinando i dormienti in folli danze sopra i tavoli o in corse forsennate lungo le calli e i ponti veneziani; il tutto sempre ridendo, cantando e invocando a gran voce i nomi dei malcapitati compagni di serata. Per quanto molesta la sua energia era così ammaliante da rendere irrinunciabile il tortuoso viaggio tra i suoi "SI bemolle". Si vorticava così tutta la sera per crollare poi stremati al grido “ooohhhiiii” del primo barcarolo del mattino (chi ha vissuto a Venezia sa di cosa parlo). Fa sentire eroi poter narrare tali gesta e ancor oggi mi autostringo la mano per essere riuscita a sopravvivere alle sue nottate. Ovviamente sto scrivendo con il sorriso, perché per quanto irreverente e fragorosa Isabel è spontaneità pura, libera ed entusiasta.. E quanto mi ha fatto divertire!

autoritratto - io e lo smilodonte -Ecco… l’ho fatto. Un po’ mi vergogno e un po’ me ne frego. Vi chiederete: in che sens...
28/11/2019

autoritratto - io e lo smilodonte -
Ecco… l’ho fatto. Un po’ mi vergogno e un po’ me ne frego. Vi chiederete: in che senso razza di psicopatica farneticante?!? Nel senso che mi ha sempre creato disagio mettermi in piazza, un po’ per vergogna, timidezza, un po’ per rifiuto della vanità e dell’autocelebrazione…tutti figli di un' autostima vacillante congenita. Ma, ritrovando questo reperto archeologico risalente al paleolitico, (eravamo io, un paio di Sapiens, un Neanderthal e uno smilodonte. Qui non si vedono perchè ho tagliato la foto) il mio pensiero iniziale è stato: però! questa proprio m’era venuta bene! Ovviamente sono andata oltre, ho chiuso l’archivio e continuato con le mie faccende. Ad un certo punto però, sono tornata sui miei passi, l’ho ripescata e l’ho inserita nella cartella “post del giovedì” (tutto questo sta mattina alle 8.00 obviously…sempre per il rotto della cuffia). Perché ho deciso di farlo? Perché ogni volta che vedo qualcosa, o qualcuno, qualsiasi attività io faccia durante la giornata, per ogni singolo accadimento mi partono in automatico ragionamenti EPICI. E dico davvero su OGNI COSA. Tutti questi flussi s’intrecciano fra loro in un turbine perpetuo. E' questa la ragione della mia distrazione cronica (ed ecco spiegata anche la spaventosa quantità di parentesi all’interno dei miei post). Comunque, questo flipper neurale mi ha portato a due considerazioni e un ricordo: Primo, essendo la foto preistorica, come espresso in precedenza, (di quasi 10 anni fa) questa ritratta non sono proprio io…o meglio non più! Quindi mi toglie di dosso il peso della vanità, restituendo al mio gesto un maliconico risvolto “amarcord” che non si nega a nessuno (chi vuole a questo punto può versare qualche lacrima). Secondo, ho rispolverato l’evergreen "come ci vedono gli altri rispetto a come ci vediamo noi”. Un universo vecchio come il cucco che appare sempre inesplorato. Quanto ci meravigliamo ogni volta che qualcuno ci descrive attraverso i suoi occhi, il suo punto di vista, il suo modo di tradurre i nostri gesti. Io stessa con i post del giovedì credo di creare parecchio scompiglio negli animi dei miei prescelti (un po’ me piasce, lo ammetto. Poi nessuno m’ha ancora menato quindi...). Come ci vediamo diversi! Lontani anni luce dal frutto degli sguardi altrui, dal loro condirci di pregi e/o difetti che noi non riconosciamo. Quanto stupore ci coglie. Ormai dovremmo esserne avvezzi, invece restiamo sempre a bocca aperta come baccalà ed esibiamo frasi di repertorio quali: ma veramente? ma sul serio mi vedi così? davvero mi credi una persona del genere? Certezza é che siamo tutti starati se a 70 anni arriviamo ancora a stupirci di una cosa simile dopo una vita di "davvero??”ed é il caso di farci qualche domanda su quel decisamente probabile (quasi certo) cortocircuito sotto i capelli. Comunque la ragione sta nelle proiezioni. Ognuno mette un po’ di sé nell’idea che ha dell’altro. Ci mettiamo le invidie, le ammirazioni, le insicurezze, le certezze. i propri punti deboli e quelli forti. Ci si confronta sempre anche e soprattutto inconsciamente. Ci aiuta nel perpetuo cammino verso la scoperta del proprio io. Quando si guarda un altro la propria immagine vi si sovrappone. Come un vetro un po’ traslucido che ti permette di guardare fuori ma attraverso il tuo riflesso. Alle volte la visione altrui può essere più giusta della propria, per via degli equilibri interiori che ognuno di noi allena costantemente ogni giorno, con risultati più o meno felici a seconda del caso (umano)...ma ahimè qui mi devo fermare. I miei pensieri sono sempre troppo lunghi per i social. Con rammarico interrompo qui la mia visione delle 8.00 del mattino(ne avrei ancora per una ventina di mezzorette)...ah giusto manca..il ricordo! Vi dico solo che la faccenda, antica come il male, s’è conclusa con una mia grassa, grassissima risata.

Anonimo (analogic photo) - la leggerezza - Riflettevo l'altro giorno sulle dinamiche che muovono le scelte individuali. ...
21/11/2019

Anonimo (analogic photo) - la leggerezza -

Riflettevo l'altro giorno sulle dinamiche che muovono le scelte individuali. Per chi se lo stesse chiedendo: NO, non avevo niente di meglio da fare! O meglio, essendo donna, riesco a fare un paio di cose per volta.
Per ca**tà! Bisogna accoppiarle bene quel paio di cose.. perché con pensieri del genere si rischia di accecarsi con lo spazzolino da denti o riporre i calzini in frigo anziché nella cassettiera. Altamente sconsigliato è il lasciarsi andare a tali riflessioni mentre si è al telefono con la propria madre. Lei si accorge subito quando non la si ascolta, pare di no ma è na faina! Se ci tenete ad un sereno pranzo di Natale EVITATELO. In questo caso, per mia fortuna, questo meditare "pallido e assorto" è sopraggiunto nel tragitto dallo studio alla macchina, accompagnandomi nel viaggio fino a casa, per finire poi spaparanzato con me sul divano (distogliendomi della mia oretta di "distrazione spegnicervello” chiamata TV). A tal proposito ho scelto questa foto perché la persona ritratta, della quale non farò nome per privacy (non la sento da parecchio e non ne ho chiesto il consenso), rappresenta il mio ideale di come si dovrebbe scegliere. Di pancia, di cuore, d’istinto. Non che io non abbia dato esempio di tale sconsideratezza nelle decisioni della mia vita… ma ciò che mi è sempre mancato é la leggerezza nel farlo. l’assenza di cruccio, di mal di stomaco, di vertigini. il mio agire improvviso ed istintivo è spesso stato frutto di grossi turbamenti sfociati poi nel colpo di testa (più un tilt che un'illuminazione, anche se alla fine si è sempre rivelata la strada giusta). Di questa persona ricordo e ammiro tuttora la spensieratezza. Ciò non significa inconsapevolezza o noncuranza, bensì coscienza di ciò che si vuole davvero. Ogni scelta giusta o sbagliata era pulita. Scevra da qualsiasi angoscia. Libera dalle torture morali imposte dalla società o dai propri limiti mentali. Sceglieva così perché era ciò che desiderava, che sentiva; e se il sentiero franava poi sotto i suoi piedi, cercava il giusto appiglio per rimanere in pista. Comunque e sempre. Nulla mai era perduto. Uno spirito libero pronto, ogni volta, a rimettersi in gioco. Ho imparato molto da quel suo stile di vita, ho imparato molto da quel suo non prendere nulla troppo sul serio e per questo ancora lo ringrazio infinitamente. Ovviamente ci sto ancora lavorando, il mio stomaco risente ancora parecchio del logorio della mente (e della vita moderna). Ma la vita non fa che farmi incontrare persone del genere. Ci sarà pure una ragione! Penso che la libertà vada cercata dentro. Libertà da se stessi e dal proprio giudizio. Ogni pensiero, ogni scelta, ogni azione è solo nostra e non c’è errore che non porti a qualcosa di giusto, a qualcosa che serve. Più leggerezza, ci vuole più leggerezza.

Mariaieri ordinando l’archivio m’è capitata sotto gli occhi questa foto. Sono passati giusto giusto un po’ di anni... Tr...
14/11/2019

Maria
ieri ordinando l’archivio m’è capitata sotto gli occhi questa foto. Sono passati giusto giusto un po’ di anni... Trovo imbarazzante il passare del tempo. ti distrai un secondo a guardare la muta di un maggiolino e tutto, sopra, sotto, intorno a te inizia vilmente a scorrere in silenzio. Quando ti ripigli (che il maggiolino intanto s’è fatto famiglia, è schiattato e la sua stirpe è alla centesima generazione) trovi un numero molto diverso sul calendario. Quando ho scattato questa foto correva l'anno 2011. Ripresa dallo sgomento ho messo in moto la memoria a lungo termine che, per mia fortuna, non è stata così celere ad affiorare (indice di qualche rimasuglio di giovinezza: é ormai letteratura come la memoria a lungo termine sia direttamente proporzionale all’aumento dell’età, a discapito di quella a breve termine). Comunque tornando alla foto, in quell’anno impronunciabile dovevo partecipare ad una collettiva artistica in omaggio a Pupi Avati. L’esposizione prevedeva la presentazione di opere libere ispirate all’attività del regista. Non sto qui a dilungarmi sul mio progetto, non è di quello che voglio parlare in questo post; fatto sta che scelsi il film “una gita scolastica” come tema del mio racconto fotografico. Per realizzare gli scatti trovai la location perfetta: la casa di mia nonna nella ridente e amena località di Sabbioncello San Vittore (FE). Il luogo era perfetto. Ciò che mi mancava era il soggetto principale. Fu così che mia nonna mi presentò Maria. Una vecchina candida, dolce e gentile. Camminava a fatica appoggiandosi al suo bastone, ma pur di posare per me, fece un intera rampa di scale senza batter ciglio (il set era in una camera al primo piano). Non le era mai capitata una cosa del genere in tutta la sua vita. Fare da modella per un servizio fotografico. E anche se il mio lavoro non prevedeva inquadrature del suo volto, lei non se ne preoccupò e accontentò ogni mia richiesta. Per ringraziarla della sua disponibilità le scattai quindi un bel primo piano, che le feci poi recapitare stampato. Inutile dire che Il giorno seguente era la star del paese. E per lei fu come vivere il suo riscatto dopo una vita di duro lavoro, fatiche e poche soddisfazioni, retaggio di quella generazione che ha masticato pane e guerra. Maria ora non c’è più. Quando è venuta a mancare ho scoperto che quel ritratto che le avevo donato era l’unica foto che aveva di sé. Un regalo che l’aveva molto commossa mi dissero. Non nego il puro orgoglio che ho provato sapendo di averla resa felice.. di averla resa immortale. Ho scelto di postare questo scatto perché voglio ricordarla così: nel suo momento di gloria , modella protagonista del mio racconto, star per un giorno sotto i riflettori di tutto il paese. Noncurante dell’apparire di spalle, scevra di vanità, ma entusiasta di sentirsi utile e di vivere quell’unica e memorabile esperienza che mai nemmeno aveva sognato. Così fiera. Con il cuore pieno di gioia. questo è il mio ricordo di Maria.

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