Il titolo del Monte Rosa è il fulcro attorno al quale ruota tutto il progetto. In questa breve locuzione è presente l’ispirazione, i contenuti presentati e la forma. L’evento prende spunto dall’opera di Katsushika Hokusai, artista del XIX secolo diventato l’icona del giapponesimo in europa già per i pittori impressionisti. L’esposizione è un piccolo omaggio a quest’opera.
2) I contenut
i. L’opera di Hokusai ritrae il Monte Fuji, in varie situazioni: ora in primo piano, ora solo sullo sfondo di diverse ambientazioni naturali e umane. La grande onda di Kanagawa è la più conosciuta stampa della serie e ritrae un’onda gigantesca sotto la quale tre imbarcazioni faticano a rimanere a galla, mentre il monte fuji rimane lontano ma ben visibile. Il Fuji è simbolo sia geografico (poiché visibile da numerose prefetture giapponesi), sia religioso per i giapponesi. Un cono
Allo stesso modo il Monte Rosa è una figura tanto cittadina, quanto lontanissima, in realtà. Situato al di fuori dei confini regionali, è riconosciuto come entità facente parte dell’orizzonte vicino della città, quasi come se fosse appartenente alla geografia varesina. Un gigante bianco che è ben visibile non solo da Varese, ma da tutte le prealpi lombarde, sempre dalla sua facciata Est definita, per le sue dimensioni e pendenze, himalayana.
3) La forma. Le trentasei vedute del Monte Fuji sono una serie di stampe, dette ukiyo-e, prodotte da una matrice di legno, intarsiata a mano a partire da un’immagine disegnata. Queste xilografie policrome erano destinate, vista la loro produzione in serie, alle case della media borghesia giapponese che non poteva permettersi dei quadri d’autore. Un procedimento tecnologico che si univa alla sapienza artigianale necessaria per produrre delle opere di questo genere. Come trasportare ai giorni nostri queste sensazioni? Di sicuro il titolo del Monte Rosa richiama con il suo hashtag ciò che nel 2016 viene identificato come un aggregatore tematico, a sottolineare nel web la parola chiave che può essere associata ad un insieme, in questo caso, di immagini o di concetti. Inoltre, dalla dimensione virtuale delle immagini scattate in formato RAW e poi ‘sviluppate’ tramite una camera chiara digitale, si è voluto trasporre il concetto di xilografia ad uno più moderno ma per certi tratti affine della stampa su supporto rigido.