Stefano Masotto

Stefano Masotto MUSIC / WINE / LOVE / TRAVEL / NATURE
my world's made of these things and that's what my photographs talk about

31/10/2019

Care Lettrici, cari Lettori,

è per noi fonte di gioia, questa nostra occasione di incontro con Voi, che si rinnova di settimana in settimana, nello spazio della rubrica “Le Foglie del Gelso”.

Proprio lo scorrere del tempo è il tema che oggi desideriamo condividere con Voi: il ciclico ritorno delle stagioni; il fluire degli anni, dei mesi, delle settimane, dei giorni, delle ore, dei minuti, dei secondi; il gioco incessante dei mutamenti e delle invarianze che segnano le nostre vite.

Sentirsi partecipi di questo processo incessante che chiamiamo vita può – paradossalmente – risultare non semplice. Perché vivere è come respirare: si respira incessantemente, certo, ma raramente lo si fa consapevolmente. E può risultare, a volte, faticoso: il respiro, come la vita, può farsi pesante.

Diventa allora preziosa l’opportunità di incontro con noi stessi che solo l’arte sa offrirci con totale e emozionante autenticità, per cercare di sperimentare nuove narrazioni del nostro esistere, per alleggerire la nostra anima dal peso del quotidiano.

Ecco perché, oggi, abbiamo pensato di offrirvi in dono l’invito alla lettura di un piccolo, bellissimo libro: si intitola “La vita e nient’altro”, ed è stato scritto da Christian Bobin.

Per spiegare il senso della scrittura di Bobin, e di questo libro in particolare, non servono parole che non siano le sue.

Eccole:

“Un uomo arriva in paradiso. Chiede ad un angelo di mostrargli la strada che i suoi passi hanno disegnato sulla terra. Per curiosità. Pe infantile desiderio di vedere e di sapere. Niente di più semplice, dice l’angelo, vai verso la finestra e guarda. L’uomo accosta il viso al vetro e contempla le orme dei suoi passi sulla terra, dall’infanzia fino al suo ultimo respiro. Una cosa lo colpisce: a volte le orme non ci sono più. A volte la strada si interrompe e riprende solo molto più lontano. Queste assenze, dice l’angelo, corrispondono ai giorni in cui la tua vita era troppo pesante perché tu la potessi portare. Allora ti prendevo in braccio, fino al giorno dopo, quando ritornava la gioia – e con lei le forze.
Se colloco questa fiaba sulla soglia di questo libro è perché ho sempre scritto solo così: trasportato da qualcosa di più leggero di me, in braccio – non all’angelo – ma alla vita brulicante, allo sfavillante vocio del vivere. Ci vuole tempo per raggiungere l’innocenza del giorno. Ci vuole tempo per giungere alla semplicità di una lingua. Ci vuole tempo per imparare e ancora più tempo per ridere di ciò che si è appena imparato. Ridere del proprio sapere come della propria ignoranza. Ridere con la primavera negli occhi, l’infanzia nella voce, la pioggia nei libri. Perché nei libri piove. Una pioggia sottile scivola sulle pagine, scende sul cuore”.

Sentirci trasportati, presi in braccio dalla vita brulicante, dallo sfavillante vocio del vivere. Concepire la vita stessa come il nostro angelo custode.

Percepire la fatica del vivere alleviarsi mentre viaggiamo tra le braccia della nostra esistenza, vissuta come una fiaba.

Questo, l’invito di Christian Bobin.
Questo, il nostro augurio, a tutti Voi.

Buona lettura.

17/10/2019

Care Lettrici, cari Lettori,

eccoci, ancora insieme, per condividere il piacere della lettura nello spazio della nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”.

Oggi, viviamo un momento storico in cui si fa un gran parlare di natura. Il tema è diventato così ricorrente nel dibattito pubblico da correre il rischio di ridursi a pura moda anziché tradursi in vitale fonte di riflessione.

Per scongiurare questo pericolo, occorre recuperare una forma di pensiero sulla natura che si configuri come un ritorno all’antico, ossia come vocazione esistenziale: saper ‘concepire’ la natura nella nostra mente per poterla poi ‘vivere’ seguendo le strade del possibile, segnate dal modello concettuale immaginato.

È un nuovo viaggio nel mondo, quello che ci attende tutti. E quando si viaggia verso strade nuove, una guida autorevole può aiutarci a non perderci.

La figura di Alexander von Humboldt, considerato uno dei fondatori della geografia e delle scienze naturali moderne, ha le carte in regola per svolgere al meglio tale delicata funzione.

Una sua fondamentale opera, intitolata “Quadri della natura”, è stata ora riedita in Italia a 250 anni dalla sua nascita e a 210 dalla prima edizione, in una splendida veste editoriale.

Così l’editore ci introduce alla lettura di questo monumentale lavoro:

“«Possano i miei Quadri della natura fornire al lettore una parte del piacere che una mente ricettiva trova nella contemplazione della natura. E poiché tale piacere risulta moltiplicato dalla comprensione dell’intima connessione delle forze naturali, ad ogni saggio sono state accluse delle spiegazioni e delle aggiunte scientifiche.»
In queste parole, che accompagnano la prima edizione dei Quadri della natura, scritti a Parigi dopo il viaggio in Centro e Sudamerica compiuto tra il 1799 e il 1804, risiede tutta la forza dirompente e innovatrice di questo libro e del suo autore. Esploratore, pensatore fuori dagli schemi, punto di riferimento della comunità scientifica del suo tempo, Alexander von Humboldt è stato il primo a osservare e descrivere l’ambiente come una rete globale in cui tutto è interconnesso, e a definire di fatto l’idea di natura che conosciamo oggi. Soprattutto gli viene riconosciuta l’invenzione del moderno concetto di paesaggio. I Quadri della natura rappresentano in questo senso un documento unico, un grande classico della letteratura scientifica – ma anche uno straordinario diario di viaggio – che rivive ora in una nuova edizione, arricchita da splendide illustrazioni in bianco e nero e a colori”.

Sentiamo ancora la voce di von Humboldt, in chiusura della prefazione alla prima edizione:

“Dappertutto ho messo in rilievo il perenne influsso che la natura esercita sulla disposizione morale dell’uomo e sul suo destino. Le pagine che seguono sono destinate in particolare a tutti gli animi oppressi”.

La natura come consolazione: ecco la strada maestra segnata per noi da Alexander von Humboldt.
Incamminiamoci dunque su questa via, con fiducia.

Buona lettura.

11/04/2019

Care Lettrici, cari Lettori,

Viviamo tempi difficili, si sente spesso dire.
Innegabilmente, è vero.
Tempi in cui pare più faticoso coltivare i propri sogni e confidare nella possibilità che si realizzino.

Ebbene, è proprio in tempi come questi che possiamo riscoprire l’importanza della letteratura: come luogo privilegiato per sperimentare nuovi mondi e nuovi modi per viverli.

È in tempi come questi che può accadere di incamminarsi in cerca di opere capaci di restituire alle nostre aspirazioni, desideri e fantasie la consistenza onirica della realtà.

È seguendo questo faro che ci è venuto incontro un piccolo libro, delicato e leggero come una poesia: “L’apicoltore”, scritto da Maxence Fermine.

Si tratta di un libro che appartiene alla “Trilogia dei colori” composta da tre romanzi: “Neve”, che evoca naturalmente il bianco; “Il violino nero”, cupo come il nero della storia che narra; e appunto “L’apicoltore” dedicato al color oro.

Lasciamo la parola all'autore, per assaporarne la scrittura:

“Aurélien Rochefer era diventato apicoltore per amore dell’oro. Non che fosse avido di ricchezza, né che nel raccogliere miele vedesse la minima possibilità di arricchirsi, bensì perché cercava in ogni cosa ciò che alquanto singolarmente egli chiamava l’oro della vita.
Aurélien Rochefer era un essere in cerca di bellezza. Per lui l’esistenza meritava d’essere vissuta unicamente per i pochi istanti di magia che la attraversavano.
Nel 1885, Aurélien compì vent’anni e cominciò a sognare le api. Decise di costruire una decina di arnie e di dedicarsi alla raccolta e al commercio del miele. Sapeva che sarebbe stato l’unico apicoltore di Langlade e che il miele che avrebbe venduto sarebbe stato il migliore di tutta la Provenza.
E quel progetto, per quanto singolare fosse, bastava a fare della sua vita un sogno”.

Aurélien si mette così in viaggio, in cerca di ciò che egli chiama “l’oro della sua vita”.

Per scoprire se Aurélien riuscirà nel proprio intento, non ci resta che leggere il libro.

Ma l’invito che risuona in ogni pagina del romanzo è chiaro: se vogliamo scoprire che ne sarà, per ciascuno di noi, dei propri sogni, non ci resta che avere il coraggio di viverli.

Buona lettura.

21/02/2019

Care Lettrici, cari Lettori,

eccoci, puntuali, al nostro appuntamento settimanale con la rubrica “Le Foglie del Gelso”.

Oggi vorremmo far risuonare in questo spazio le parole di un libro che sentiamo essere di casa, nella nostra libreria, in cui la voce della Natura da sempre parla ai nostri ospiti attraverso le pagine dei testi che proponiamo.

Si tratta di “Il vangelo della Natura” scritto dal naturalista americano John Burroughs e pubblicato nel 1912.

Per John Burroughs parlare di Natura – con la ‘N’ maiuscola – significa lasciar dispiegare pienamente il senso del concetto di ecologia.

Etimologicamente infatti questo termine è formato dall’unione di due parole greche: ‘oikos’, che significa ‘casa’ o anche ‘ambiente’, e ‘logos’, che può essere tradotto con ‘discorso’ o ‘studio’.

Parlare di Natura in senso ecologico significa dunque parlarne come si parla della propria casa: il luogo più affettivamente e indissolubilmente connesso col nostro stesso vivere.

Ed è questa capacità di renderci consapevoli del nostro filiare rapporto con la Natura che incontriamo nella scrittura di John Burroughs.

Ecco l’incipit:

“Un ecclesiastico che si definiva predicatore dei vangeli di Cristo mi ha scritto di recente per chiedermi di parlare ai suoi fedeli del vangelo della Natura”.

Questa richiesta spinge Burroughs ad interrogarsi:

“Quale insegnamento ho tratto dopo tutti questi anni nella natura a supporto o rinforzo del vangelo che predicava il pastore? Quale preziosa lezione mi hanno trasmesso gli uccelli? E gli animali a quattro zampe? E gli insetti? I fiori, gli alberi, la terra, l’alternarsi delle stagioni?”.

E più avanti afferma:

“Oggi ricorriamo alla parola Natura con la stessa assiduità con cui i nostri padri impiegavano la parola Dio e presumo che con essa intendiamo riferirci a quella forza onnipresente e dinamica nel cui grembo l’universo tangibile è accolto e nutrito. È una forza che possiamo vedere, toccare, sentire e di cui comprendiamo, in ogni istante della nostra vita, quanto siamo totalmente dipendenti da essa. non ci sono atei o scettici al suo cospetto, tutti possono constatare che siamo davvero suoi figli e tutti apprendono che il castigo è certo e immediato per coloro che disobbediscono ai suoi comandi”.

Affidiamoci alla saggezza di queste parole.
Affidiamoci alla Natura.
Impegniamoci a rispettarla.

Buona lettura.

24/01/2019

Care Lettrici, cari Lettori,

oggi Vi accogliamo qui, nella nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”, con il cuore segnato dalla sofferenza.

Questa settimana si chiude infatti, domenica 27 gennaio, con una terribile celebrazione: Il Giorno della Memoria.

A partire dal primo novembre del 2005, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio, perché in quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz liberando i prigionieri che avevano resistito e che erano ancora in vita.

Ricordare dunque, non dimenticare ciò che è stato, ciò che accaduto, chi è morto dopo atroci sofferenze: questo è il monito che, da allora, segna ogni anno il nostro vivere in ogni paese del mondo che vuole riconoscersi come civile.

Ma a infondere sofferenza nel nostro cuore è soprattutto il fatto di dover assistere al ritorno di gesti e parole compiuti e pronunciate da esseri umani verso altri esseri umani, che si pensava appartenessero a quel passato, e che proprio la celebrazione del Giorno della Memoria doveva contribuire a relegare a quel passato.

Eppure oggi, donne, uomini, bambini muoiono per mare.
Oggi, donne, uomini, bambini vengono deportati a forza; le famiglie smembrate e trattate come allora.
Oggi, c’è chi si rallegra e gioisce per tutto questo.

È dunque nostro dovere agire e reagire.

Lo facciamo a modo nostro.
Con un libro: “Se questo è un uomo”, di Primo Levi.

Affidiamoci alle sue parole:

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi”.

Facciamo nostre queste parole scritte da Primo Levi.
Incidiamole sui nostri cuori come su una lapide.
Per non dimenticare.


17/01/2019

Care Lettrici, cari Lettori,

siamo lieti di accoglierVi, anche questa settimana, nella nostra rubrica “Le Foglie del Gelso”.

Oggi desideriamo intraprendere con Voi un viaggio in una breve, intensa, splendida fiaba d’amore: “il racconto dell’isola sconosciuta”.

A guidarci, è il Premio Nobel per la Letteratura José Saramago.

Il viaggio prende avvio con una richiesta, rivelatrice di un sogno:

“Un uomo andò a bussare alla porta del re e gli disse, Datemi una barca. [...] E voi, a che scopo volete una barca, si può sapere, fu quello che il re effettivamente gli domandò quando finalmente riuscì a sistemarsi, con discreta comodità, sulla sedia della donna delle pulizie, Per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, rispose l’uomo, Che isola sconosciuta, domandò il re con un sorriso malcelato, [...] L’isola sconosciuta, ripeté l’uomo, Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più, Sono tutte sulle carte, Sulle carte geografiche ci sono soltanto le isole conosciute, E qual è quest’isola sconosciuta di cui volete andare in cerca, Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta, Da chi ne avete sentito parlare, domandò il re, ora più serio, Da nessuno, In tal caso, perché vi ostinate ad affermare che esiste, Semplicemente perché è impossibile che non esista un’isola sconosciuta”.

L’uomo avrà la sua barca.
La sua ricerca potrà prendere avvio.
Potrà sperare di realizzare il suo sogno: scoprire un isola sconosciuta.

E non affronterà da solo questa impresa:
con lui, partirà la donna delle pulizie del palazzo del re.
Anche lei, in cerca della realizzazione del proprio sogno possibile.

Ecco, allora, ciò a cui ci sembra invitarci Saramago: metterci in viaggio; con fiducia, tenacia, coraggio.

Qualcosa incontreremo, sempre: la possibilità dell’impossibile.
E scopriremo - nel cercare, nel sognare - di non essere soli.

Buon viaggio, a tutti Voi.

buon anno, buon cammino
03/01/2019

buon anno, buon cammino

Care Lettrici, cari Lettori,

siamo ancora insieme anche nel Nuovo Anno, per un nuovo appuntamento con la rubrica “Le Foglie
del Gelso”.

Oggi, siamo andati in cerca di un libro capace di infondere forza e speranza in tutti noi, che abbiamo
appena intrapreso il cammino del nuovo anno.

E se parliamo di cammino, il nostro sguardo non può che volgersi verso le pagine del libro di Henry
David Thoreau, che proprio così si intitola: “Camminare”.

Si tratta di un’opera fondamentale, nel ricordarci la nostra appartenenza alla natura e la necessità di
intrattenere con essa un dialogo segnato dal rispetto e dalla fiducia che essa saprà sempre accudirci.

Camminare rappresenta, secondo Thoreau, il modo più semplice e autentico per vivere la natura e per
riacquistare la libertà che abbiamo diritto di praticare.

Ecco lo spirito che deve guidare i nostri passi nel mondo, secondo Thoreau:

“È vero, siamo crociati deboli di cuore, come camminatori, che oggigiorno, intraprendono imprese
improbabili e senza fine. Le nostre spedizioni sono dei viaggi, e alla sera ci riportano di nuovo nella
vecchia terra da cui siamo partiti. La metà del percorso è fatto nel ripercorrere i nostri passi. Noi
dovremmo andare dritti per la via più corta, possibilmente nello spirito di eterna avventura, senza mai
ritornare; preparati a rispedire indietro i nostri cuori imbalsamati solo come reliquie, nei nostri regni
desolati. Se siete pronti a lasciare padre e madre, fratello e sorella, moglie, bambini e amici, senza mai
più rivederli - se avete pagato i vostri debiti, e fatto quel che volevate, e sistemati i vostri affari, e siete
uomini liberi – allora siete pronti per camminare.”

Il nostro augurio per il Nuovo Anno, che desideriamo rivolgere a tutti Voi, è dunque questo: siate
persone libere.

Buon Anno.

Il mio ultimo scatto per i consigli di lettura della Libreria Il Gelso
27/12/2018

Il mio ultimo scatto per i consigli di lettura della Libreria Il Gelso

Care Lettrici, cari Lettori,

eccoci ancora insieme, nella nostra rubrica “Le foglie del Gelso”.

Alle nostre spalle, è ancora visibile il profilo dell’isola del Natale, in cui siamo approdati in tanti per ricordare a noi stessi di essere nati e di poter godere dell’opportunità di vivere.

Come ogni anno, siamo di nuovo salpati, per raggiungere l’approdo incerto e perciò foriero di speranza del Nuovo Anno.

Sentiamo dunque il desiderio di suggerire a tutti noi, viaggiatori della vita, un libro che possa esserci di aiuto nel viaggio.

È “Il pastore d’Islanda”, scritto da Gunnar Gunnarsson, più volte nominato al Nobel, uno dei grandi nomi della letteratura islandese.

Eccone la sintesi, tratta dalla quarta di copertina:

“Il Natale può essere festeggiato in tanti modi, ma Benedikt ne ha uno tutto suo: ogni anno la prima domenica d’Avvento si mette in cammino per portare in salvo le pecore smarrite tra i monti, sfuggite ai raduni autunnali delle greggi. Nessuno osa sfidare il buio e il gelo dell’inverno islandese per accompagnarlo nella rischiosa missione, o meglio nessun uomo, perché Benedikt può sempre contare sull’aiuto dei suoi due amici più fedeli: il cane Leó e il montone Roccia. Comincia così il viaggio dell’inseparabile terzetto, la «santa trinità», come li chiamano in paese, attraverso l’immenso deserto bianco, contro la furia della tormenta che morde le membra e inghiotte i contorni del mondo, cancellando ogni certezza e ogni confine tra la terra e il cielo. È qui che Benedikt si sente al suo posto, tra i monti dove col tempo ha sepolto i suoi sogni insieme alla paura della morte e della vita, nella solitudine che è in realtà «la condizione stessa dell’esistenza», con il compito cui non può sottrarsi e che porta avanti fiducioso, costi quel costi, in un continuo confronto con gli elementi e con se stesso, per riconquistare un senso alla dimensione umana.”

Con questo spirito vi auguriamo di saper affrontare la vita del Nuovo Anno, con il coraggio e la serenità di Benedikt, e con la fiducia che sapremo ritrovare le ‘pecore smarrite’ che noi, a volte, siamo.

Buon Anno.

Libreria Il Gelso

20/12/2018

Care Lettrici, cari Lettori,

eccoci ancora insieme, a condividere un nuovo incontro nella nostra rubrica “Le foglie del Gelso”.

Mentre Vi scriviamo, respiriamo l’atmosfera del Natale imminente.

Avvolti dal suo fascino, ci sentiamo condotti verso l’evento che ogni anno, il 25 dicembre, si celebra in molte case e in molti cuori: la nascita di Cristo.

Non è necessario essere credenti, per sentirsi coinvolti in questo percorso di avvicinamento a se stessi e agli altri: ai nostri affetti innanzi tutto, ma anche a coloro che non conosciamo e che pure, in questi giorni, sentiamo misteriosamente più vicini.

Mossi da questo spirito, sentiamo il desiderio di offrirVi oggi in dono un altro piccolo gioiello: il libro che raccoglie le “Lettere di Natale alla madre”, scritte dal poeta Rainer Maria Rilke dal 1900 al 1925.

In queste lettere, che leggiamo con pudore per il nostro sguardo un po’ indiscreto, il poeta si rivolge devotamente alla propria madre, con parole preziose.

Sono parole capaci di dar voce anche ai sentimenti di tutti noi, che spesso non riusciamo ad esprimere ciò che scorre nel nostro animo.

Eccone alcune:

“Questo è il Natale, avvertire dentro di sé, una volta all’anno, questa aspettativa, questo fermo diritto che niente può deludere. Sentire che in fondo i nostri più grandi desideri, se solo apriamo a loro il nostro cuore, non possono non essere esauditi. Questi sono, carissima mamma, i miei pensieri di Natale per te…”

E questo è anche il nostro augurio sincero per tutti Voi.

Buon Natale.

13/12/2018

Care Lettrici, cari Lettori,

oggi siamo ancora insieme nella nostra rubrica “Le foglie del Gelso” per parlare di alberi.

Anzi, ad essere sinceri, per lasciare la parola agli alberi e al loro canto.

Così si intitola il bellissimo libro di Hermann Hesse: “Il canto degli alberi”.

È un libro poetico e delicato, struggente e nostalgico.

In esso l’Autore si mostra capace di tradurre per noi la voce degli alberi: le loro parole, silenziose e penetranti al contempo, giungono così a toccare nel profondo il nostro animo.

Ecco un esempio di ciò che incontreremo in queste pagine:

“Così sussurra l’albero nella sera, quando abbiamo paura dei nostri pensieri infantili. Gli alberi hanno pensieri duraturi, di lungo respiro, tranquilli, come hanno una vita più lunga della nostra. Sono più saggi di noi finché non li ascoltiamo. Ma quando abbiamo imparato ad ascoltare gli alberi, allora proprio la brevità, la rapidità e la precipitazione infantile dei nostri pensieri acquistano una letizia incomparabile. Chi ha imparato ad ascoltare gli alberi, non desidera più essere un albero. Non desidera essere altro che quello che è. Questa è la patria. Questa è la felicità.”

Essere ciò che si è. Riconoscere la propria patria. Conoscere la felicità.

Questo promette, secondo Hermann Hesse, l’incontro con gli alberi.

Questo Vi auguriamo di incontrare, nella lettura di questo libro.

Buona lettura e un caro saluto.

13/12/2018

A footage made with Masotto's videos, taken during the Diagrams of Pagan Life european tour.

06/12/2018

Care Lettrici, cari Lettori,

Eccoci ancora insieme, per assaporare le pagine di un libro.

Oggi sentiamo di invitarVi alla lettura di un piccolo gioiello: “il giardino segreto”, di Frances Hodgson Burnett.

È un libro che parla alle bambine ed ai bambini, e quindi a tutti noi, che bambine e bambini siamo stati e certamente siamo ancora, in qualche angolo ben protetto del nostro animo.

La tentazione di svelare il segreto celato in quel giardino, in quelle pagine, è forte.

Ma più forte è il desiderio di affidarlo a Voi integro, quel segreto.

Siamo infatti d’accordo con Alice Sebold, che nell’introduzione al libro dice:

“…se temete di ve**re a sapere troppo, potete passare subito al romanzo di Frances Hodgson Burnett, saltando queste pagine. Il giardino segreto è un fiorire di molti piaceri da incontrare da soli, senza indicazioni, e ricompensa in modo particolare chi sa lasciare da parte le teorie su ciò di cui un bambino ha bisogno, su ciò che vuole o realmente, segretamente, è”.

Vi invitiamo dunque ad andare in cerca del segreto più prezioso, custodito in queste pagine: Voi stessi.

Buona lettura, e un cordiale saluto.

Indirizzo

Via Monti Lessini, 23a
Verona

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