31/10/2019
Care Lettrici, cari Lettori,
è per noi fonte di gioia, questa nostra occasione di incontro con Voi, che si rinnova di settimana in settimana, nello spazio della rubrica “Le Foglie del Gelso”.
Proprio lo scorrere del tempo è il tema che oggi desideriamo condividere con Voi: il ciclico ritorno delle stagioni; il fluire degli anni, dei mesi, delle settimane, dei giorni, delle ore, dei minuti, dei secondi; il gioco incessante dei mutamenti e delle invarianze che segnano le nostre vite.
Sentirsi partecipi di questo processo incessante che chiamiamo vita può – paradossalmente – risultare non semplice. Perché vivere è come respirare: si respira incessantemente, certo, ma raramente lo si fa consapevolmente. E può risultare, a volte, faticoso: il respiro, come la vita, può farsi pesante.
Diventa allora preziosa l’opportunità di incontro con noi stessi che solo l’arte sa offrirci con totale e emozionante autenticità, per cercare di sperimentare nuove narrazioni del nostro esistere, per alleggerire la nostra anima dal peso del quotidiano.
Ecco perché, oggi, abbiamo pensato di offrirvi in dono l’invito alla lettura di un piccolo, bellissimo libro: si intitola “La vita e nient’altro”, ed è stato scritto da Christian Bobin.
Per spiegare il senso della scrittura di Bobin, e di questo libro in particolare, non servono parole che non siano le sue.
Eccole:
“Un uomo arriva in paradiso. Chiede ad un angelo di mostrargli la strada che i suoi passi hanno disegnato sulla terra. Per curiosità. Pe infantile desiderio di vedere e di sapere. Niente di più semplice, dice l’angelo, vai verso la finestra e guarda. L’uomo accosta il viso al vetro e contempla le orme dei suoi passi sulla terra, dall’infanzia fino al suo ultimo respiro. Una cosa lo colpisce: a volte le orme non ci sono più. A volte la strada si interrompe e riprende solo molto più lontano. Queste assenze, dice l’angelo, corrispondono ai giorni in cui la tua vita era troppo pesante perché tu la potessi portare. Allora ti prendevo in braccio, fino al giorno dopo, quando ritornava la gioia – e con lei le forze.
Se colloco questa fiaba sulla soglia di questo libro è perché ho sempre scritto solo così: trasportato da qualcosa di più leggero di me, in braccio – non all’angelo – ma alla vita brulicante, allo sfavillante vocio del vivere. Ci vuole tempo per raggiungere l’innocenza del giorno. Ci vuole tempo per giungere alla semplicità di una lingua. Ci vuole tempo per imparare e ancora più tempo per ridere di ciò che si è appena imparato. Ridere del proprio sapere come della propria ignoranza. Ridere con la primavera negli occhi, l’infanzia nella voce, la pioggia nei libri. Perché nei libri piove. Una pioggia sottile scivola sulle pagine, scende sul cuore”.
Sentirci trasportati, presi in braccio dalla vita brulicante, dallo sfavillante vocio del vivere. Concepire la vita stessa come il nostro angelo custode.
Percepire la fatica del vivere alleviarsi mentre viaggiamo tra le braccia della nostra esistenza, vissuta come una fiaba.
Questo, l’invito di Christian Bobin.
Questo, il nostro augurio, a tutti Voi.
Buona lettura.