07/05/2026
«Mercoledì 7 maggio 1912. Tre delle donne che parteciparono alla sommossa spezzando e incendiando la bandiera italiana, da sinistra a destra: Cornelia Lillini classe 1891, (detta Velia) tratta in arresto, al centro Giuseppina Colasanti classe 1891, soprannominata "Pi***la" denunciata a piede libero e Mariantonia Febi classe 1889, anch'essa denunciata a piede libero.»
Didascalia tratta dal libro di Gino Mazzetti (Tivoli, 1983, pag. 160), del quale si riporta di seguito uno stralcio sulla vicenda che caratterizzò quei periodi di agitazione popolare in difesa dei propri diritti.
«Era il 10 dicembre dell'anno 1911, quando il sindaco della capitale Nathan si recò a Vicovaro per concordare con il Regio Commissario Prefettizio Cav. Marchioni sulla tacita concessione di 100 cavalli di forza motrice che il Municipio di Roma passava a quello di Vicovaro per compensare in parte della deviazione delle acque del fiume Aniene che dovevano alimentare la centrale elettrica in costruzione a Castel Madama.
Della cosa venne interessato sia l'On. Giolitti che il deputato del collegio On. Alfredo Baccelli. Grande entusiasmo e ottime accoglienze ai convenuti da parte della cittadinanza Vicovarese. Le cose però non andarono nel verso giusto, tanto che nella successiva riunione tenutasi in Campidoglio a Roma, venne concordata all'insaputa della cittadinanza la concessione di 40 cavalli di forza motrice e non più 100.
Inoltre si stava tentando di sopprimere anche le mole, situate in prossimità del fiume Aniene, di proprietà Bolognetti.
Da questo momento ebbero inizio numerose proteste da parte della popolazione verso il Comune di Roma, perché si trattava inoltre di ridurre di molto l'acqua dell'alveo, riducendo il passaggio di essa sotto al paese ad appena 500 litri. A questo punto le proteste erano più che legittime da parte della popolazione, sia per il rischio inevitabile di infezione malarica, in quanto lo scarico di liquami provenienti dalle fogne del paese, non avrebbe avuto sufficiente acqua per essere allontanato ed inoltre perché nei periodi di magra, non ci sarebbe stata acqua sufficiente per abbeverare il bestiame e per l'uso di pubblico lavatoio da parte delle massaie.
La cronaca del Messaggero del 23 marzo 1912 scrisse delle manifestazioni a Vicovaro e Castel Madama, i primi contro coloro che gestivano la cosa pubblica Romana, i secondi a favore degli stessi personaggi, i quali avevano concesso 100 cavalli di energia elettrica su interessamento dell'On. Baccelli.
L'azienda Comunale dell'A.C.E.A. era stata appena costituita, esattamente dal 20 settembre 1909 a seguito di un referendum popolare che volle la municipalizzazione dei servizi elettrici, e nel 1937 assunse anche quelli idrici gestiti precedentemente dal Comune di Roma.
Agli ordini del delegato di P.S. Alongi venivano inviate a Vicovaro circa 100 unità di truppa con rinforzi di altri Carabinieri per sedare la sommossa. Il giorno 26 fu ancora una giornata pesante per le forze dell'ordine questa volta comandate dal delegato di P.S. Gavazzi in quanto la popolazione era intenzionata ad assaltare il municipio. Le forze dell'ordine con la baionetta in canna si trovarono costrette a bloccare tutte le vie di accesso al paese e circondare la casa Comunale per evitarne la distruzione.
Intanto il tempo passava e la popolazione di Vicovaro era sempre intenzionata a difendere quanto la natura stessa le aveva dato e il 7 maggio 1912 i disordini diventarono una vera battaglia civile. La popolazione prima assediò gli uffici tecnici dove avvenivano i lavori di progettazione per conto del Comune di Roma facendosi consegnare con violenza le chiavi di essi dal personale presente ed inoltre, radunatisi tutti in piazza, alcune donne spezzarono l'asta di una bandiera italiana dandole fuoco.
Da parte del Capitano dei Carabinieri Giannuzzi e dal Commissario Bruzzi furono eseguiti ben 11 arresti tra cui 4 donne. È vero che gli arresti lasciarono una dolorosa impressione in paese, ma se non altro fecero comprendere a quella buona gente la falsità e la verità di una agitazione nella quale furono spinti da pochi e subdoli speculatori.
Successivamente le cose presero per il meglio e la popolazione di Vicovaro ebbe sia la sua quota di acqua nell'Alveo dell'Aniene e sia l'energia elettrica sufficiente al fabbisogno della cosa pubblica e privata, con atto stipulato il 26 ottobre 1914 tra il sindaco di Roma Principe Prospero Colonna e quello di Vicovaro Dante Giuseppe.»
Gino Mazzetti (1983). «Riviviamoli Insieme - Viaggio storico-fotografico attraverso il nostro territorio 1800-1900». Tivoli: San Paolo, pp. 159-164.