19/05/2024
Mi sono sempre soffermata a guardare l’essere umano, preferisco non esser vista per poter sbirciare ogni movimento del corpo senza il condizionamento dello sguardo. Mi fa riflettere quanto alteri ogni realtà: se ti accorgi che ti sto guardando, o fotografando, scompare qualcosa di puro.
Ecco perché ogni volta che fotografo qualcuno, la vera missione per me è far dimenticare a chi sta davanti la camera che io sono li per immortalarlo/la. Perdi la memoria, scordati di me, allontanami dalla coscienza e tieni solo il cuore aperto per far entrare il vento.
Non badare a pensarti bella, e sii come l’acqua (come dice Bruce Lee) senza forzare, adattati.
Non c’è ragione per stare li con la coscienza, resta nel corpo ma tieni lontano il giudizio. Quanto mi piace quando ci riusciamo, quando si è in due ma in un unica dimensione, un unico atomo che non subisce alterazioni.
Cosa c’è di più significativo di questo? È qualcosa che ha a che fare con la natura, ce lo insegna lei come arrivarci.
Basta osservarla, conoscere i nomi degli alberi, apprezzare ogni erbaccia, tenere conto che anche lei ha la sua funzione e che nonostante le condizioni sfavorevoli si erge caparbia tra l’asfalto.
Ce lo insegna la natura come non soffocare nel flusso di abbondanza alla quale siamo sottoposti continuamente. Ci suggerisce silenziosamente di abbandonarci al movimento del vivente, di avere fede nelle sue infinite capacità.
Osservare la natura può essere utile per dimostrare come la vita naturale si ribelli ai nostri vincoli culturali. E ricordare quanto può essere labile la patina di civiltà che copre la selvatichezza degli ambienti in cui viviamo.
Vi invito a cercare sempre questa autenticità e di non smettere mai di osservare. Di cercare questa energia vitale che fatichiamo a percepire inghiottiti dalle nostre vite frenetiche. Di imparare a osservare con attenzione e rispetto una pianta di avena selvatica, con stupore e ammirazione, cosi come vi stupireste guardando una persona che amate.