15/05/2026
Non sono solito parlare di temi politici sui miei canali ma ci sono temi sui quali non riesco a restare in silenzio. E il DDL Malan sulla caccia attualmente in discussione al Senato è uno di questi. E non si tratta solo di politica.
Da amante della natura e fotografo naturalista, trovo profondamente preoccupante la direzione che questo provvedimento sta prendendo. Non si tratta solo di caccia: qui si parla del rapporto che vogliamo avere con la fauna selvatica, con gli ecosistemi e con il concetto stesso di conservazione nel 2026.
Tra i punti più critici del disegno di legge ci sono aspetti che meritano di essere conosciuti ed approfonditi più di quanto possa fare con un post:
🐐 Caccia allo stambecco
Lo stambecco è uno dei simboli delle Alpi italiane. Nell’Ottocento era praticamente sull’orlo dell’estinzione: ne erano rimasti poche decine di esemplari. Solo grazie alla protezione introdotta dai Savoia e alla nascita del Parco Nazionale del Gran Paradiso questa specie è riuscita lentamente a riprendersi nel corso di oltre un secolo. Oggi si parla di renderlo una specie cacciabile. È assurdo pensare che un animale salvato con tanta fatica, diventato simbolo della conservazione italiana, possa tornare nel mirino dei fucili. Inoltre la popolazione, pur numericamente cresciuta, resta geneticamente fragile.
🐺 Declassamento del lupo
Il lupo non è un “mostro” da eliminare: è un predatore fondamentale per l’equilibrio degli ecosistemi. Regola le popolazioni di ungulati, contribuisce a mantenere sani gli ambienti forestali e favorisce la biodiversità attraverso il controllo naturale delle specie preda. In Italia il lupo era stato quasi sterminato nel secolo scorso ed è tornato grazie a decenni di tutela. Oggi rimuoverlo dall’elenco delle specie particolarmente protette significa riaprire scenari pericolosi, alimentando ancora una volta paura e conflitto invece di investire in prevenzione, convivenza e gestione scientifica. Soprattutto negli ultimi tempi c'è un clima esagerato di terrorismo psicologico dato fondamentalmente dall'ignoranza di chi non conosce questo animale e le sue dinamiche. E non entro nel dettaglio della questione agricoltori/pecore per evitare polemiche.
🌲 Espansione delle aree e dei periodi di caccia
Il DDL prevede l’ampliamento di luoghi e modalità dell’attività venatoria: foreste demaniali, valichi montani, terreni innevati e persino aree del demanio marittimo. Questo significa aumentare ulteriormente la pressione sugli ecosistemi in un momento storico in cui la biodiversità è già gravemente minacciata.
🪶 Maggiore pressione sulla fauna migratoria e sulle specie protette
Tra le modifiche contestate ci sono anche l’inserimento di nuove specie cacciabili e l’estensione della mobilità venatoria. In pratica si aumenterebbe il disturbo e l’impatto su animali già messi a dura prova da cambiamenti climatici, perdita di habitat e frammentazione del territorio.
Nel 2026 trovo sinceramente anacronistico parlare di espansione della caccia come soluzione o priorità. La natura dovrebbe essere un luogo di osservazione, educazione, rispetto e connessione, non uno spazio sempre più dominato dagli spari.
E questo riguarda anche la sicurezza delle persone. Per chi non frequenta boschi e montagne probabilmente non cambierà niente, ma chi come me trova la sua pace immerso nella natura dovrà stare ben attento. Già adesso durante diverse sessioni fotografiche mi è capitato più volte di dover abbandonare boschi e sentieri di corsa a causa di colpi esplosi troppo vicino. È una sensazione terribile: stai vivendo la natura in silenzio, cercando magari di osservare un animale nel suo ambiente, e improvvisamente senti gli spari a pochi metri da te e devi preoccuparti della tua incolumità. Tra l'altro c'è stata una lettera di richiamo ufficiale su questo argomento da parte dell'UE che il governo non ha minimamente preso in considerazione, ma piuttosto ha tentato di nasconderla. Evidentemente non parlando di fondi da ricevere non era abbastanza interessante.
La montagna, i boschi e i sentieri non appartengono solo ai cacciatori. Appartengono a tutti: escursionisti, fotografi, famiglie, ciclisti, amanti della natura.
Ma soprattutto la conservazione non si costruisce sparando. Si costruisce con educazione ambientale, tutela degli habitat, ricerca scientifica, prevenzione dei conflitti e soprattutto con empatia. Perché gli animali non sono bersagli o numeri: sono esseri viventi essenziali per l’equilibrio del pianeta che condividiamo. E noi siamo fortunati ad avere una ricchezza invidiabile nel nostro paese.
Per questo invito chiunque tenga davvero alla biodiversità e alla fauna selvatica a informarsi, riflettere e firmare le tante petizioni contro queste misure. Ne lascio una qui sotto che vi invito a firmare. Restare in silenzio oggi significa rischiare di perdere domani qualcosa che non potremo più recuperare.
Il Governo vuole stravolgere le regole sulla caccia: più mesi per sparare, aumento delle specie cacciabili, meno aree protette, fucili anche in spiaggia e nei boschi, migliaia di uccelli catturati rinchiusi a vita in gabbia, meno libertà di vivere in natura. Una legge pericolosa che mette a rischi...